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Il Libertyno

Un sito che più retrò non si può



Recentemente sono morto
Scrivere mi tiene discretamente in vita


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Poesie... (10/04/21)

Nel paradiso della spugna
Dio è l'acqua.
Satana chi la strizza.


Scrivo su fili in perenne tensione
Ormai dire che odio le persone
È un sermone.
Il simbolismo è essenziale
Porto un colloquio al collo
Come un collare.
Porto ancora le piume degli dèi
Là e qua sulle camicie
E la mia mater dei
È una meretrice.


Aspettavo invano il Dio che mi
aspettavo.
Mi scuso con me stesso perché son nato.
C'è un pesce avariato in questo vitello tonnato,
Che chiamiamo creato.
Il contrario di come lo riuscivo a pensare
Quando ero depresso.
Perché adesso è peggio.
Adesso è l'incubo che non riesco a sognare.
In cui aspettavo il Dio che ho smesso di aspettare.


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Citazioni di Passanti # (06/04/2021)

I computer non sono macchine perfette.


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Sonetti e vecchi merletti (20/09/19)

Silenzio a ragion veduta

Nella rabbia che mi cresce addentro

Da solo sguazzo in mezzo inferno

Dove Dio, neanche vede o sputa.

Solo come triste cavalletta

Fra fauci di dolore eterno

Piegato fra bacino e sterno

Come cassetto nella sua cassetta.

E dolce m’è questo silenzio

Che corre fra le stanze pari

Che muore lungo le pareti

Dove abitano puttane e preti

Perso ognuno nei suoi propri mari

Morti sempre senza il nostro assenso.

 

Si rincorrono lungo tutti gli angoli dolorosi

Sempre dolosi, famigerati, famosi.

SI faranno del male.

Si troveranno soltanto

A pittare di bianco, un vecchio monolocale.

In letti clandestini

Faranno l’amore e se verranno, bambini.

Possano essere essi, mai e mai corrosi

Dal vento che placa, sbiadisce, lambisce e dimentica gli anni amorosi.

 

Siano essi perduti nella coltre del vento

Nelle croste del sale o del mare

Nell’oblio della notte perduti.

Come aghi di massaie in etti di paglia e letti di piombo.

Non c’è sonno,

Né pace, né alcuno che plachi la sete di Lete.

Siamo tutti per strada di mondo,

Dove perduto oramai è il ricordo.

 

E quando a sera, a giorno, a sempre e sempre

Prorompe come quieta

La tiepida presenza del silenzio

La gente volge sguardi e fa rumore.

Un attimo sottratto

A tempo e sempre.

 

E stancamente sorgo alla mattina

Come la luce fioca alla locanda

La sazietà del ventre a suo digiuno

La minima non fa sua differenza.

Desta è anche la madre, e il padre oppresso.

Stanchi oramai lambiti in questo inferno.

Che io non riconosco più, ma vengo appresso.