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Il "Colto" In Fallo

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Babbo Natale Si Chiama Marco

25.12.2022
Il motorino viaggiava spedito sotto una coltre di pioggia sottile, e le rade e rare luci ricordavano fari perduti nel mare in qualche racconto gotico dell’ottocento inglese. Era davvero un’impresa viaggiare quella sera Natalizia in quelle condizioni, d’altronde, per la Capitale. Ma il suo lavoro di fattorino, Marco, l’aveva preso con una serietà inusuale fin dall’inizio. Ogni sera accendeva il motorino, metteva il casco e la borsa, portava le pizze a Roma, che ci fosse la pioggia, i fulmini o il sole. Proprio, come se fosse un vecchio supereroe in pensione abbandonato dalla società. Un lavoro che lui però, non aveva mai fatto né voluto per sé.
No, non lui. Era tutto meno di un eroe.
Fermò il motorino e si accese una sigaretta alla menta, quelle delle giovani leve del fumo. Le fumavano allora, le ragazzette della Roma alternativa. Per lui erano una novità.
Ma aveva sempre fumato, da quando ne aveva memoria. E sin dal principio, carezzava l’idea di smettere. Proposito che poi mandava a dormire sodo fino al prossimo colpo di tosse, o sintomo preoccupante. D’altronde il suo rapporto con la morte era strano e comune: gli prendeva alle volte, per qualcosa di fortuito come un dolorino o un colpo di tosse, questo strambo terrore di morire, e perdere tutto. Poi passava completamente, come una sfuriata di pioggia su Roma o un tramonto visto da un attico ai Parioli.
Comunque aveva imparato nel tempo a fare circoletti nel fumo, e a vantarsene a feste con ragazzi scemi più di lui. Fu proprio in uno di quei cerchi stupidi, che vide quel bambino triste. Piangeva in mezzo alla strada come perduto. E nessuno gli dava la benché minima attenzione.
Marco si avvicinò e – cos’hai? – gli chiese piano piano.
– Ho paula – rispose il bambino.
– Di cosa hai paura, eh? – incalzò Marco.
– Ho paula di molile.
Marco era leggermente a disagio, sapeva che sarebbero spuntati i suoi genitori da un momento ed un altro e l’avrebbero fatto arrestare di sicuro, perché stava "importunando" il bambino.
– Dove sono i tuoi? – gli chiese, così.
Il bambino rispose – Non lo so, ho paula… – e prese il braccio di Marco, vi si avviluppò e non lo lasciò fino al momento in cui sedette sul motorino di lui, e con lui partì.
Marco aveva preso la decisione di aiutarlo, ma non sapeva cosa fare; ogni sua azione gli sembrava inconsulta ed erronea. L’avrebbe portato dalla polizia e lì avrebbe finito la storia, così fu deciso alla fine.
La stazione più vicina, che lui ricordasse (e lui Roma la conosceva bene), era dietro una chiesa in una piazza lì vicino. Eppure lui, aveva terribile bisogno di una sigaretta, in quel preciso momento. Auto-confermò poco dopo che sì, se la meritava. Fermò il mezzo vicino ad un alimentari gestito da un indiano, e l’accese.
Stava guardando la tv sull'ultim'ora del TG in quel negozio, quando con un gesto istintivo, spietato, gettò il suo casco nuovo e personalizzato nel secchio.
Si era visto ripreso, sotto la dicitura “Caccia al Rapitore”.
C’era lui in una mise sfocata e lontana, in un video di sorveglianza di qualche negozio. L'avrebbero preso stavolta, si disse, e corse al motorino, agitato.
Girò la chiave, poco dopo, di un garage nella periferia nord-ovest della capitale, buttò per terra un materasso, una luce da campo, dei libri di fiabe e un orso di peluche, a cui si svegliò abbracciato alle prime ore dell’alba, con il bimbo misterioso che lo osserva stranito.
Marco si destò improvvisamente, si riassettò una vecchia t-shirt e guardò le ultime notizie, prima di guardare il bimbo, e realizzare che non sapeva neanche il suo nome.
– Mi chiamo Ale – rispose lui alla successiva domanda, spalancando gli occhioni per niente spaventati. Solo curiosi.
Poco dopo girava ancora la chiave, e la porta del garage si riapriva. Un tenue odore di fritto e poi di crema e nutella, si spandeva per il piccolo locale. Il bimbo, si finì ben presto la sua bomba al cioccolato, che Marco gli dovette pulire fin sopra le orecchie.
Così chiese ad Ale, più interessato che curioso – come fai di cognome, tu? – e lo guardò negli occhi tondi.
– sono Cerini – rispose lui timoroso.
Marco prese una vecchia copia delle Pagine Gialle, e ce n’erano a decine di Cerini a Roma e dintorni.
Allora chiese – E papà, come fa di nome?
– Alfredo – rispose Ale sempre più dubbioso.
Marco sorrise e ne vide solo uno sulle Pagine Gialle sgualcite. Afferrò il bambino subito per portarlo a casa, ma lo sentì distante e resistente.
Era addormentato.
Marco non sapeva neanche che ora fosse, se il bambino si sarebbe svegliato prima dell’arrivo della polizia, o se li avrebbero beccati lì, l’uno di fronte all’altro, da soli.
Il bimbo si svegliò verso le 9 di una mattina fresca, attirato chi sa come fuori dal sogno da strani segnali che un bambino non può suo malgrado ignorare.
Un piccolo albero, campeggiava davanti a lui. e sotto, una scatola grossa e rumorosa, come piace ai bambini. Era il giorno di Natale, quando qualche ora dopo, il bimbo di nome Ale camminava solo verso casa di mamma e papà, lungo strade oramai consuete che poteva benissimo solcare da solo. Da lontano Marco lo osservava rincasare.
Ma quando Ale disse a mamma Maria e papà Alfredo che l’aveva salvato “Babbo Natale”, e indicò un puntino dietro di sé stesso, nessuno abitava quel luogo, o chi lo aveva abitato era sparito.
Capita che i Cerini ordinino una pizza, a volte. Si domandano allora, perché Ale sia così stranamente felice, quando capita un particolare fattorino a portarla.
Corre alla porta ad abbracciarlo, e lui imbarazzato lo saluta con un sorriso e un supplì extra, per il bimbo.
Che corre in finestra a vedere Marco andarsene poi, sul suo motorino rotto e spanato.
E lì sogna di vedere le renne, i pacchi, il vestito rosso e la slitta, anche se è settembre inoltrato e fa caldo.
Che volete?
È il Natale. Se non lo capite, chiedete ai bambini di spiegarvelo bene.

#racconti

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Il "Colto" In Fallo - About me: «Ciao! So cosa stai pensando: l'autore di questo testo è un pazzo, perchè dovrei seguirlo?
Beh Caro Mio, di tanto non ti sbagli, e il mio Disturbo Borderline di Personalità non da di certo un'ottima impressione di e su di me. Ma sappi, che un'idea banale e volgare, vuole che i pazzi, siano geni.
Dunque, se ritieni il contrario, dovrai dimostramelo...!»
Seriamente: «Sono stato uno scrittore amatoriale e altre varie cose, ancora più amatoriali. Amo scrivere e leggere libri di racconti e filosofia. Programmare computer e suonare.
Ho tanti sogni, ma quando mi sveglio, poi me ne dimentico...»