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Il Libertyno

Un sito che più retrò non si può



Recentemente sono morto, scrivere mi tiene discretamente in vita.


Lana e Tumori

E stanotte ho sognato un tumore. Lento inesorabile, informe. Grande e piccolo, come le stelle, viste dal balcone. In una notte di cieli stellati e profumo d'autunno. Avvolti noi tutti dalla foschia luminosa delle nostre città metropolitane. Le antenne svettano. Come croci sui tetti, vuote e senza scopo. Alle volte immagino di farmici crocifiggere, in una fantasia macabra ma non così priva di senso. E lì, crocifisso e impalato, attorniato da apostoli di sfortuna, che avrebbero preferito starsene a casa a giocare alla Play o che sò, verrò trafitto al costato, da una posata per torte alla frutta. Ci sarà un cielo stellato mai visto, e pioverà l'inferno dal cielo. Una pioggia sottile, caustica. Così dolce da da mettere i secchi alle finestre per raccoglierne il succo e farci Cupcake. E la notte che avanza, e io sono sveglio, mi mette un'allegra tristezza. Un umore grigio topo. Un umore peloso, come le migliori coperte. Che lasciano quei pallini di lana che poi si ritrovano nei posti più oscuri, quando le case si svuotano, perché muore qualcuno. I pallini dei maglioni, che qualcuno si ostina a togliere, un po' ossessivo, un po' elegante e a modo. La mia strada è costellata piena di pallini. Di tumori, che poi sono i pallini dei maglioni della nostra vita. Perché la notte è dolce. Ma che retrogusto amaro in bocca lascia al fare del mattino. Quando le cose sono, e non potrebbero. La mia vita e una canzone, nessuno l'ha mai scritta. Neppure io l'ho scritta. Neppure io la so. Eppure canto, a notte, questa dolce dolce strofa. Eppure è già mattina, il dolore la mondata.


E.v.S.