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Il Libertyno

Un sito che più retrò non si può



Recentemente sono morto, scrivere mi tiene discretamente in vita.


Cancer for Christmas

E comunque non ho abbastanza coperte per sentirmi al sicuro. Nei dialoghi platonici faccio scena muta. Nella scuola dei filosofi mi vedi impiccato, dietro alla colonna. Come c'era d’aspettarsi, e se ne fregano gli altri. Eppure ieri, sdraiato su un letto vagamente sporco di sperma e sudore, la luce trista e mietitrice della sera mi ispira un dipinto immaginario. Io sono qui, sotto un cielo tragico e bambino. La mia vita distrutta giorno dopo giorno come una tuta da operaio. E non c'è voglia a cambiarla. Massimo rammendo i buchi più grossi, con pezzi di tovaglie a quadretti. Spero giusto che sulle mie rovine crescano gramigna e fiori, come sulle colline e le grandi e piccole rovine. Quelli son posti dove le cose accadono, ma non oggi, non qui. Vivo in una casa, mangio bevo e ho da fumare. E non mi dovrei lamentare. Ho tutto quello che voglio. Ma io che non voglio niente. E questo è più difficile da sopportare. Dicono che Dio ti ama, ma il nostro rapporto è confuso. Pieno di tradimenti e tossicità, sadomasochismo e quella voglia di lasciarsi che si rimanda. Il nostro amore è malato, eppure mai finito, mai tentato di essere guarito. Perché mentre scrivo sudo. E penso il mondo piange tramite me. Tanti incolpano le persone di essere megalomani. Incoerenti. Ma quanto è bello è, essere incoerenti e megalomani. Come gli dei greci. Come i grattaceli in mezzo al deserto arabo. Sono così triste, che voglio partire per dove sono, a casa mia. Uscire e rientrare, farmi una passeggiata sul pianerottolo e ritrovare la mia casa dolce casa. Così in pantofole. Eppure sono ai domiciliari del cuore, e tra l'altro come ogni scrittore, muovo i pianeti e l'altre stelle, ma tristemente seduto davanti al computer. Voglio un cancro per natale, dico a mio padre quando lo guardo. Mio padre pensa che lo odio. Perché fa male non poter abbassare il volume del silenzio. Ho sprecato il mio fondo di lacrime, oggi non piango. Quando morirò al massimo un "ah però", da chi mi ha amato. I molluschi sognano di diventare creature terrestri, sognano zampe, sognano i polmoni con cui assaporeranno per la prima volta l'ossigeno. Ma sono fuori tempo. Il tempo come al solito l'ho bruciato. La vita che sogno è essere inanimato. Dimenticato e inanimato. Perché è il cuore, piccolo e gretto per altro, che però mi ha rovinato.


E.v.S.